C’è un momento preciso in cui smetti di sentirti “in ritardo” e inizi a capire che il tuo corpo stava solo cercando di dirti qualcosa. Per me, quel momento è durato anni. Anni di domande senza risposta, di sguardi clinici superficiali e di quella strana sensazione di essere una “donna a metà”.
Sono Lara, e oggi voglio raccontarvi la mia storia. Non solo perché fa parte di me, ma perché spero possa essere la “scintilla” per molte di voi che si sentono in un vicolo cieco.
"Fai troppo sport, sei troppo magra"
Fin da bambina mi sono sempre sentita un passo indietro: ero la più piccola, lo sviluppo non arrivava mai. Solo anni dopo avrei scoperto che il motivo era una carenza dell’ormone della crescita.
Quando a 17 anni è arrivata la prima mestruazione, pensavo fosse finita. Invece, da lì il silenzio totale. Per anni le risposte dei medici sono state preconfezionate: “Fai ginnastica ritmica a livello agonistico, sei troppo magra, è normale”. Mi prescrivevano pillole e ormoni (“bombe” che mascheravano il problema senza risolverlo) mentre io mi sentivo gonfia, stanca e profondamente diversa dalle mie amiche.
La svolta: rimettere insieme i pezzi
A 18 anni ho deciso di non accontentarmi del “è normale”. Ho spinto io stessa per approfondire e finalmente è emersa la verità: insulino-resistenza e tiroidite di Hashimoto. Il mio corpo era un campo di battaglia dove gli anticorpi creavano uno squilibrio che bloccava tutto.
Con la cura corretta (dieta mirata, integrazione e stile di vita), da 10 anni ho un ciclo regolare. Ho riconquistato il mio equilibrio e il mio peso forma. Mi sento, finalmente, una donna completa.
Perché ho scelto il Social Freezing?
Dopo aver lottato così tanto per “riattivare” il mio corpo, mi sono chiesta: e ora? La consapevolezza del mio percorso mi ha portata a riflettere sul congelamento degli ovuli.
Una scelta di coppia e di libertà
Non ho scelto il social freezing per paura, ma per consapevolezza. L’ho fatto per me e per la mia coppia. Era un modo per vivere i prossimi anni con una tranquillità diversa.
Congelare gli ovuli non significa ammettere una sconfitta, ma darsi tutte le possibilità. Significa togliere il “timer” dal comodino e vivere il rapporto e la carriera senza l’ansia di quell’orologio biologico che ticchetta in sottofondo. È un regalo che ho fatto alla me del futuro e alla stabilità del mio legame, sapendo di aver fatto tutto ciò che era in mio potere.
Fermare l'orologio biologico
Mentre con la dieta, i farmaci e lo sport posso gestire la tiroide e l’insulino resistenza, non posso fermare l’invecchiamento degli ovociti. Il social freezing permette di preservare la qualità ovocitaria dell’età attuale. Perché dobbiamo arrivare al “problema grosso” per trovare una soluzione? Scegliere oggi significa non dover gestire un’emergenza domani.
Ora ho 14 ovociti di 29 anni congelati! Proverò ad avere figli naturalmente, se ne avrò la possibilità, ma se dovrò intraprendere un percorso di PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), so che potrò risparmiare tempo, soldi, e di essermi data più possibilità di esaudire il mio desiderio di maternità.
Quanto costa il Social Freezing?
È una scelta che richiede un investimento, ma che restituisce serenità. Io ho speso intorno a 4.000€, tra:
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- Valutazione della fertilità.
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- Esami obbligatori pre-trattamento
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- Screening ormonali e monitoraggi.
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- Farmaci.
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- Stimolazione ovarica e pick-up.
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- Vitrificazione (il congelamento ultra-rapido).
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- Conservazione annuale per il primo anno.
Fermare l'orologio biologico
Se senti che qualcosa non va, non fermarti al primo parere. Approfondisci.
Racconto la mia storia alle amiche e scopro che moltissime hanno i miei stessi problemi, ma lo scoprono troppo tardi.
La tua fertilità è un tesoro prezioso e oggi hai gli strumenti per proteggerla, per te stessa e per chi ami.


