Il social freezing e la preservazione della fertilità sono arrivati sul palco della Leopolda, l’appuntamento politico e di confronto nato a Firenze, che riunisce esponenti delle istituzioni, professionisti, imprese e realtà della società civile attorno a temi di attualità e prospettive per il futuro.
Per MeggyCare è stata l’occasione per portare al centro del dibattito un tema ancora troppo spesso affrontato soltanto quando il desiderio di una gravidanza diventa concreto: la conoscenza della propria fertilità e delle possibilità disponibili per preservarla.
Sul palco, insieme alla Senatrice Dafne Musolino, Francesca, Fanny e Lara hanno raccontato la nascita di MeggyCare, le esperienze personali da cui è partito il progetto e soprattutto il bisogno di rendere più accessibili le informazioni sulla fertilità femminile.
Un confronto partito da una domanda fondamentale: quanto cambierebbero le nostre scelte se conoscessimo prima ciò che riguarda la nostra fertilità?
Perché informarsi non significa necessariamente decidere oggi se e quando diventare genitori. Significa avere gli strumenti per poter scegliere domani con maggiore consapevolezza.
Informarsi prima, non quando diventa necessario
Una delle questioni centrali emerse durante l’incontro riguarda proprio il momento in cui iniziamo a pensare alla fertilità.
Molto spesso succede intorno ai trent’anni o ancora più avanti, quando cambiano i progetti personali, nasce il desiderio di una famiglia oppure arrivano domande che fino a poco tempo prima sembravano lontane.
Il problema è che fertilità e riserva ovarica non iniziano a essere importanti nel momento in cui decidiamo di cercare una gravidanza. Sono aspetti che possono essere conosciuti e approfonditi anche prima, quando si ha ancora più tempo per valutare le proprie opzioni.
È proprio da un’esperienza di questo tipo che nasce parte della storia di MeggyCare.
Durante l’intervento Francesca ha raccontato che, a 28 anni, aveva chiesto al proprio ginecologo se fosse possibile fare qualcosa per capire se in futuro avrebbe potuto incontrare difficoltà nell’avere figli. La risposta era stata che fosse ancora troppo giovane. Due anni dopo ha scoperto di avere una riserva ovarica molto ridotta.
Un’esperienza personale che aiuta a comprendere bene uno degli obiettivi alla base del progetto: “Colmare proprio questo gap, questa mancanza di informazione.”
E non si tratta soltanto di singole storie.
Durante il confronto è stato raccontato che MeggyCare parla con circa 200 ragazze al mese, molte delle quali arrivano con dubbi simili e con la sensazione di aver scoperto troppo tardi informazioni che avrebbero voluto conoscere prima.
Questo dato racconta bene quanto il bisogno di informazione sia concreto.
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Conoscere la propria fertilità significa avere più strumenti a disposizione
Da qui nasce uno dei messaggi più importanti emersi sul palco: informarsi non significa necessariamente prendere subito una decisione. Significa, prima di tutto, sapere.
Nel corso dell’incontro si è parlato anche della possibilità di valutare la fertilità attraverso alcuni esami, tra cui esami ormonali e un’ecografia transvaginale, che possono contribuire a fornire una fotografia generale della riserva ovarica.
Per molte donne questo tipo di informazione può rappresentare un punto di partenza.
Non significa sapere con certezza cosa accadrà in futuro e nemmeno dover scegliere necessariamente il social freezing. Significa poter comprendere meglio la propria situazione e, se necessario, confrontarsi con professionisti e specialisti per valutare le diverse possibilità.
Perché tra avere un’opzione e non sapere nemmeno che quell’opzione esiste c’è una differenza importante.
Ed è proprio in questo passaggio che, durante il confronto, è emersa una frase che sintetizza bene il senso dell’intero intervento: “La consapevolezza poi è libertà.”
Social freezing = avere una possibilità in più
Anche il tema del social freezing, cioè il congelamento degli ovociti per motivi non strettamente medici, è stato affrontato da questa prospettiva.
Non come una scelta obbligata e nemmeno semplicemente come uno strumento per rimandare la maternità il più possibile. Piuttosto, come una possibilità da conoscere.
Le vite personali non seguono sempre tempi prestabiliti. Studio, lavoro, stabilità economica, relazioni e progetti individuali possono far sì che il momento in cui si desidera avere un figlio arrivi più avanti rispetto a quanto si immaginava.
Durante l’intervento è stato sottolineato proprio come molte ragazze, anche al di sotto dei trent’anni, conoscano ancora poco il tema della preservazione della fertilità.
Eppure è proprio prima che il fattore tempo diventi più pressante che queste informazioni possono essere particolarmente utili.
Congelare gli ovociti può quindi rappresentare, per chi sceglie di farlo, un modo per preservare una possibilità futura: una possibilità che potrà essere utilizzata oppure no, a seconda di ciò che accadrà nel tempo.
Durante il confronto è stato spiegato anche questo aspetto: si può desiderare una famiglia, ma non necessariamente oggi. Si può avere un progetto di maternità senza sapere con esattezza quando arriverà il momento giusto. E conoscere prima le proprie possibilità può aiutare ad affrontare queste scelte con maggiore serenità.
Il tempo, le relazioni e le scelte personali
La discussione alla Leopolda ha toccato anche un aspetto meno clinico e molto più personale.
La fertilità non riguarda soltanto esami, dati e percorsi medici. Si intreccia inevitabilmente con il momento della vita che stiamo attraversando, con le relazioni, con i desideri e con ciò che immaginiamo per il nostro futuro.
Durante l’intervento si è parlato, ad esempio, di quanto il fattore tempo possa influenzare anche le scelte sentimentali e familiari. Sapere di avere meno tempo a disposizione può diventare una pressione e rendere alcune decisioni più difficili.
In questo senso, parlare di preservazione della fertilità significa anche parlare della possibilità di fare scelte più ragionate e meno condizionate dalla sensazione di essere “in ritardo”.
Il social freezing non elimina l’incertezza e non garantisce una gravidanza futura, ma può entrare in un percorso più ampio di conoscenza e pianificazione personale.
Ed è proprio questa la prospettiva portata da MeggyCare sul palco: informazione prima della decisione.
Portare la fertilità nel dibattito pubblico
La presenza alla Leopolda ha rappresentato per MeggyCare anche la possibilità di portare questi temi fuori dagli studi medici e dalle conversazioni private.
Parlare pubblicamente di fertilità significa contribuire a renderla un tema più conosciuto e meno legato soltanto al momento in cui emergono problemi o difficoltà. Significa creare un confronto che possa coinvolgere persone, professionisti sanitari, istituzioni e realtà impegnate nella salute femminile.
MeggyCare nasce proprio con questo obiettivo: fare informazione sulla fertilità femminile e sulla preservazione della fertilità, parlare di social freezing e offrire orientamento e accompagnamento alle persone che desiderano approfondire questi temi.
Durante la chiusura dell’incontro è stato ricordato anche l’approccio iniziale proposto da MeggyCare: un primo colloquio gratuito pensato per spiegare il servizio e aiutare chi si rivolge alla piattaforma a comprendere quali possibilità può approfondire.
Più informazione, più possibilità di scegliere
Essere alla Leopolda significa quindi continuare quel lavoro di divulgazione e consapevolezza da cui MeggyCare è partita.
Non per dire alle donne quale scelta compiere.
Ma per fare in modo che possano conoscere prima le alternative esistenti, comprendere meglio la propria fertilità e affrontare eventuali decisioni con più strumenti.
Perché parlare di fertilità prima non significa decidere prima di diventare genitori. Significa avere più informazioni, più tempo per riflettere e più possibilità quando arriverà il momento di scegliere.
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