MeggyCare su Marie Claire: il social freezing tra libertà di scelta e maternità rinviata

Il social freezing è sempre più al centro del dibattito sulla fertilità femminile. Da una parte c’è la possibilità di preservare i propri ovociti e guadagnare tempo rispetto ai limiti biologici della fertilità; dall’altra rimangono interrogativi legati all’età, ai costi, all’accessibilità e alle aspettative che accompagnano questa scelta. A dedicare un approfondimento al tema è anche Marie Claire, che nell’articolo “Social Freezing: libertà conquistata o maternità rinviata?” raccoglie esperienze, dati e punti di vista diversi, dando spazio anche alla voce di MeggyCare. Il risultato è un confronto che va oltre il semplice congelamento degli ovociti e porta al centro una questione più ampia: quanto siamo davvero informate sulla nostra fertilità prima che il desiderio di una gravidanza diventi concreto?

Social freezing: un tema che riguarda sempre più donne

I percorsi personali sono cambiati. Studio, lavoro, ricerca di una stabilità economica, relazioni e progetti individuali possono far sì che il momento in cui si desidera avere un figlio arrivi più avanti rispetto al passato. È in questo contesto che il social freezing, cioè la crioconservazione degli ovociti per ragioni non strettamente mediche, sta attirando un’attenzione crescente. Anche i dati riportati da Marie Claire mostrano un fenomeno in evoluzione: secondo i numeri del Registro Nazionale della PMA citati nell’articolo, in Italia i cicli sarebbero passati da 113 nel 2014 a 802 nel 2023. Numeri ancora contenuti, ma che raccontano una crescita importante dell’interesse verso la preservazione della fertilità. Parlarne di più, però, significa anche comprenderne correttamente possibilità e limiti. Il social freezing può offrire un’opportunità in più per il futuro, ma non rappresenta una garanzia di maternità. L’età al momento del congelamento, il numero e la qualità degli ovociti conservati e numerosi altri fattori possono incidere sulle possibilità future. Per questo il primo passo non dovrebbe essere necessariamente decidere se congelare gli ovociti, ma avere accesso alle informazioni per capire quali possibilità esistono.

“C’è ancora troppa disinformazione”

È proprio su questo aspetto che si concentra il contributo di Francesca Bosio, co-founder di MeggyCare, intervistata da Marie Claire.
“C’è ancora troppa disinformazione”.
Un’affermazione semplice, ma che racchiude una parte importante della storia stessa di MeggyCare. Il progetto nasce infatti anche dalle esperienze personali delle tre fondatrici, Francesca Bosio, Fanny Nardi e Lara Ranzato, e dalla consapevolezza di quanto possa essere difficile trovare informazioni chiare sulla fertilità e sulla crioconservazione degli ovociti. I primi incontri organizzati a Padova e Milano hanno mostrato fin da subito quanto fosse forte questa esigenza: creare spazi nei quali poter parlare di fertilità, fare domande e conoscere possibilità che molte donne scoprono soltanto quando iniziano a pensare concretamente a una gravidanza. Da quelle prime esperienze MeggyCare è cresciuta, strutturandosi con il contributo di ginecologi, esperti di fertilità ed embriologi e sviluppando un’attività di informazione e accompagnamento dedicata alla preservazione della fertilità.

Il vero tema è conoscere prima la propria fertilità

Il social freezing è una delle possibilità disponibili, ma non dovrebbe diventare l’unico centro della discussione. Prima ancora di chiedersi se congelare o meno i propri ovociti, c’è una domanda fondamentale: quanto conosciamo realmente la nostra fertilità? Nell’intervista a Marie Claire, Francesca Bosio sottolinea proprio l’importanza della consapevolezza del proprio stato di fertilità e della possibilità di iniziare a informarsi quando si è ancora giovani. La riserva ovarica, infatti, non diventa rilevante improvvisamente nel momento in cui si decide di cercare una gravidanza. Conoscerla prima può offrire elementi utili per parlare con il proprio ginecologo o con uno specialista e valutare, in base alla propria situazione, le diverse possibilità. Non significa prevedere con certezza se sarà possibile avere figli in futuro e nemmeno stabilire oggi quando diventare madri. Significa semplicemente avere più informazioni a disposizione prima che il tempo diventi un fattore determinante. Ed è proprio qui che il concetto di preservazione della fertilità assume un significato più ampio: non soltanto conservare degli ovociti, ma aumentare la consapevolezza sulla propria salute riproduttiva.

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Social freezing: libertà di scelta o maternità rinviata?

La domanda posta da Marie Claire nel titolo dell’articolo mette in evidenza uno degli aspetti più interessanti del dibattito.

Il social freezing rappresenta una conquista di libertà oppure rischia di diventare semplicemente un modo per spostare sempre più avanti la maternità?

Probabilmente il tema non può essere ridotto a una contrapposizione così netta.

Per alcune donne, congelare gli ovociti può significare alleggerire la pressione dell’orologio biologico. Per altre può rappresentare una possibilità da valutare dopo la fine di una relazione, in un momento in cui la maternità non rientra ancora nei propri progetti o semplicemente perché non si sa cosa si desidererà tra alcuni anni.

Non significa necessariamente voler diventare madri molto più tardi.

Può voler dire, più semplicemente, non sapere ancora quale sarà il momento giusto.

Ed è una distinzione importante.

La preservazione della fertilità non dovrebbe essere raccontata come un invito a rimandare la maternità, né come una soluzione capace di annullare il passare del tempo biologico.

Può invece rappresentare uno degli strumenti a disposizione di chi desidera conoscere e valutare le proprie possibilità.

Quanto costa davvero poter scegliere?

Se il social freezing viene raccontato come uno strumento di libertà, il tema economico diventa inevitabile.

Nell’approfondimento di Marie Claire viene indicato un costo di circa 3.000-5.000 euro per un ciclo completo, considerando stimolazione, esami, farmaci e mantenimento annuale. E in alcuni casi può essere necessario affrontare più di un ciclo.

Questo significa che la possibilità di preservare la fertilità non dipende soltanto dalla volontà personale, ma anche dalla disponibilità economica.

È proprio su questo punto che il dibattito si fa più ampio. Nell’articolo vengono citati modelli diversi: Paesi in cui il social freezing è sostenuto dal sistema pubblico, aziende che lo inseriscono nei programmi di welfare e iniziative che chiedono una maggiore accessibilità anche in Italia.

Il tema, quindi, non è soltanto quanto costa il trattamento, ma chi può realmente permettersi di prenderlo in considerazione.

Per MeggyCare, affrontare il tema dell’accessibilità significa anche contribuire a rendere più trasparenti informazioni, costi, percorsi e possibilità, così che una scelta così personale non inizi già con una barriera informativa o economica.

Il social freezing non sostituisce le politiche per la maternità

Un altro passaggio interessante dell’articolo di Marie Claire riguarda un equivoco che vale la pena evitare: considerare il congelamento degli ovociti come una risposta a tutti gli ostacoli che rendono più complesso avere figli oggi.

Il social freezing può offrire più tempo e una possibilità aggiuntiva, ma non può sostituire interventi su lavoro, servizi, sostegno economico, conciliazione e genitorialità.

È una distinzione importante perché permette di riportare il tema nella sua dimensione reale.

Preservare la fertilità può essere una scelta individuale utile per alcune persone, ma non dovrebbe diventare una soluzione che sposta interamente sulle donne la responsabilità di adattarsi a condizioni sociali e lavorative difficili.

Per questo parlare di social freezing significa anche parlare del contesto in cui le scelte riproduttive vengono compiute.

Conclusione

Il dibattito raccontato da Marie Claire mostra quanto il social freezing sia un tema più complesso del semplice “rimandare o non rimandare” la maternità.

Ci sono il tempo biologico, i progetti personali, le relazioni, i costi e le possibilità offerte oggi dalla medicina. Elementi che cambiano da persona a persona e che difficilmente possono essere ricondotti a una scelta giusta per tutte.

È proprio per questo che l’informazione assume un ruolo centrale.

Conoscere come cambia la fertilità nel tempo, sapere cosa significa preservarla e comprendere possibilità e limiti della crioconservazione permette di affrontare il tema senza trasformarlo né in una promessa né in una scelta obbligata.

Il contributo di MeggyCare all’approfondimento di Marie Claire parte proprio da qui: portare la fertilità fuori dal momento dell’urgenza e renderla un argomento di cui poter parlare prima, con maggiore naturalezza e consapevolezza.

Perché il social freezing è una possibilità. La decisione, invece, resta personale.

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