La fertilità non è soltanto una questione medica. È anche una questione di informazione, accessibilità, possibilità economiche e libertà di scelta.
Ed è proprio attorno a questi temi che il social freezing in Italia sta assumendo uno spazio sempre maggiore nel dibattito sulla fertilità e sulle scelte di maternità delle nuove generazioni.
È da questa prospettiva che Francesca Bosio, cofondatrice di MeggyCare, è intervenuta a Sera24 Off, la rubrica di approfondimento di Rai News 24, in una puntata dedicata al social freezing, al calo della natalità e alle difficoltà che oggi accompagnano le scelte di maternità delle nuove generazioni.
Insieme alla sociologa Barbara Poggio, professoressa dell’Università di Trento, il confronto ha permesso di allargare il tema oltre la crioconservazione degli ovociti, mettendo in relazione fertilità, lavoro, stabilità economica, accesso ai servizi e possibilità di costruire il proprio progetto di vita.
Da tre esperienze personali nasce MeggyCare
Durante la trasmissione Francesca Bosio ha raccontato come MeggyCare sia nata a partire da un’esperienza molto concreta.
Tre donne intorno ai trent’anni, con percorsi di studio, lavoro, relazioni e progetti futuri simili a quelli di tante coetanee, che hanno iniziato a chiedersi quanto conoscessero davvero della propria fertilità.
Il punto di partenza è stato proprio questo: rendersi conto che, pur avendo ricevuto negli anni molte informazioni su come evitare una gravidanza, quasi nessuno aveva mai spiegato loro come cambia la fertilità nel tempo e quali possibilità esistono per preservarla.
Da quelle domande è iniziato un percorso di approfondimento con medici e specialisti, che ha portato Francesca Bosio, Fanny Nardi e Lara Ranzato a conoscere più da vicino la crioconservazione degli ovociti e, soprattutto, a individuare un vuoto informativo.
“Ci siamo rese conto che mancavano informazioni in Italia su questo tema.”
Da qui nasce MeggyCare: con l’obiettivo di rendere più accessibili informazioni, orientamento e supporto per chi desidera comprendere meglio la propria fertilità e le possibilità disponibili.
Prima del social freezing viene la conoscenza della propria fertilità
Uno dei passaggi più importanti dell’intervento riguarda proprio il tema della consapevolezza.
Il social freezing è una possibilità, ma non dovrebbe essere il primo e unico argomento quando si parla di fertilità.
Prima ancora di chiedersi se congelare o meno i propri ovociti, è importante sapere che la fertilità femminile cambia nel tempo e che esistono strumenti ed esami che possono contribuire a fornire informazioni utili sul proprio stato riproduttivo.
Per MeggyCare il vero gap da colmare è proprio questo: arrivare all’informazione prima che il desiderio di una gravidanza si trasformi in urgenza.
Non per anticipare necessariamente una decisione, ma per permettere alle persone di conoscere le proprie possibilità quando il tempo a disposizione è ancora più ampio.
Un fenomeno in forte crescita
Durante la puntata Rai News 24 ha mostrato anche una grafica dedicata al social freezing in Europa, mettendo a confronto quattro Paesi e quattro approcci differenti.
Per l’Italia, il dato più evidente è la forte crescita del fenomeno: nella grafica trasmessa viene indicato un aumento del 545% tra il 2017 e il 2024, passando da 117 a 1.155 procedure.
Il confronto europeo mostra però situazioni molto diverse.
La Spagna viene indicata come uno dei principali punti di riferimento per PMA e social freezing, con circa 10.000 procedure l’anno.
In Francia, invece, il social freezing è entrato nel servizio pubblico dal 2022, con copertura per le donne nella fascia indicata tra i 29 e i 37 anni.
Nel Regno Unito, il fenomeno cresce soprattutto nel settore privato, con costi medi indicati tra 5.000 e 7.000 sterline a ciclo.
In Italia, invece, il costo privato riportato è compreso tra 3.000 e 4.000 euro a ciclo, mentre l’accesso attraverso il Servizio Sanitario Nazionale resta collegato principalmente a motivazioni mediche.
Dati che mostrano come il fenomeno stia crescendo rapidamente, ma anche quanto le possibilità di accesso siano ancora molto differenti da Paese a Paese.
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Informazione e accessibilità: due problemi distinti
Nel suo intervento Francesca Bosio ha evidenziato due livelli diversi di accessibilità.
Il primo riguarda l’accesso all’informazione.
Il secondo riguarda l’accessibilità economica.
Chi si avvicina a un percorso di crioconservazione può infatti trovarsi davanti a costi non sempre immediatamente comprensibili, legati a visite, esami, farmaci, procedura e conservazione degli ovociti.
MeggyCare lavora anche su questo aspetto, cercando di rendere il percorso più leggibile e trasparente e aiutando chi si informa a capire in anticipo quali possono essere le diverse voci di costo.
Perché conoscere una possibilità non è sufficiente se poi non si hanno gli strumenti per comprendere concretamente cosa comporta.
Non soltanto donne single
Un altro aspetto affrontato durante la puntata riguarda il profilo delle persone che si avvicinano al social freezing.
Spesso la crioconservazione degli ovociti viene associata quasi esclusivamente a donne single che desiderano rimandare la maternità.
L’esperienza raccontata da MeggyCare restituisce invece una situazione più articolata.
Secondo Francesca Bosio, le persone che si rivolgono alla startup hanno prevalentemente tra 28 e 36 anni e si dividono in maniera piuttosto equilibrata tra donne single e donne che hanno già una relazione.
In molti casi il desiderio di maternità esiste già, ma il momento presente non viene percepito come quello giusto.
Può mancare una stabilità economica, può esserci un lavoro ancora precario oppure una coppia può semplicemente desiderare una famiglia senza sentirsi ancora pronta a costruirla nel breve periodo.
Il social freezing entra quindi in percorsi personali molto diversi e non può essere ridotto a un unico modello di donna o a un’unica motivazione.
Fertilità, lavoro e condizioni di vita
Il confronto con Barbara Poggio ha permesso di allargare ulteriormente la prospettiva.
Rimandare una gravidanza non significa necessariamente mettere la carriera davanti alla famiglia.
Per molte giovani donne entrano in gioco fattori più complessi: lavori instabili, redditi insufficienti, difficoltà nell’accesso alla casa, conciliazione tra vita personale e professionale e timore che la maternità possa ridurre le opportunità lavorative.
La sociologa ha sottolineato proprio questo punto: strumenti come il social freezing possono rappresentare una possibilità, ma non possono diventare una risposta individuale a problemi che hanno anche una dimensione sociale.
La possibilità di scegliere liberamente se e quando avere figli dipende infatti anche dal contesto in cui quella scelta viene fatta.
Servizi, sostegno all’autonomia, condizioni lavorative e politiche per la genitorialità continuano quindi ad avere un ruolo centrale.
Cosa racconta il social freezing sulla vita delle nuove generazioni
La partecipazione di MeggyCare a Sera24 Off ha permesso di portare il social freezing dentro un confronto che va ben oltre la tecnica medica.
Parlare di preservazione della fertilità significa parlare anche di tempo, relazioni, lavoro, possibilità economiche e accesso all’informazione.
Significa soprattutto riconoscere che non esiste una scelta uguale per tutte.
Per alcune persone la crioconservazione degli ovociti può rappresentare una possibilità importante. Per altre no.
Il punto, per MeggyCare, resta quello da cui tutto è partito: fare in modo che sempre più persone possano conoscere la propria fertilità e le opzioni disponibili prima che il tempo o le circostanze riducano lo spazio della scelta.
Perché avere più informazioni non significa sapere già quale decisione prendere. Significa essere nelle condizioni di prenderla con maggiore consapevolezza.


