Parlare di fertilità femminile significa parlare di salute, prevenzione, tempo biologico e libertà di scelta. È da questa consapevolezza che nasce l’evento “Social Freezing: la tua fertilità, le tue scelte”, ospitato all’Auditorium San Gaetano di Padova e promosso da MeggyCare insieme al Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino dell’Azienda Ospedale Università di Padova, con il patrocinio della Regione del Veneto e del Comune di Padova.
Un momento di confronto pubblico pensato per portare fuori dagli ambulatori un tema che riguarda molte donne, ma di cui si parla ancora troppo poco: la possibilità di conoscere meglio la propria fertilità e, quando indicato, valutare strumenti come il social freezing, cioè la crioconservazione degli ovociti per preservare una possibilità riproduttiva futura.
Un'alleanza tra istituzioni, scienza e innovazione
Uno degli aspetti più significativi dell’incontro è stato il coinvolgimento congiunto di istituzioni, mondo accademico e realtà innovative come MeggyCare — un segnale chiaro che la salute riproduttiva femminile sta finalmente guadagnando lo spazio pubblico che merita.
Eleonora Mosco, Consigliera regionale del Veneto e Vicepresidente del Gruppo Stefani Presidente, componente della Commissione Sociale e Sanità, è intervenuta in rappresentanza della Regione portando un messaggio netto: “Informazione e consapevolezza sono fondamentali per permettere alle donne di compiere scelte libere e informate sul proprio futuro.” Non un invito a scegliere in un modo o nell’altro, ma il riconoscimento istituzionale che senza informazione non esiste vera libertà di scelta.
Margherita Cera, Assessora del Comune di Padova con delega all’Innovazione e alla Transizione Digitale, ha portato il contributo dell’amministrazione cittadina, confermando come la fertilità femminile non sia solo una questione clinica e privata, ma un tema culturale e di salute pubblica che le istituzioni locali hanno il dovere di sostenere e rendere accessibile.
Il contributo scientifico è stato affidato alla prof.ssa Alessandra Andrisani, professoressa all’Università di Padova e direttrice della UOSD di Procreazione Medicalmente Assistita dell’Azienda Ospedale Università di Padova — Centro di riferimento regionale per l’Oncofertilità e Hub regionale per la PMA, con oltre 2.000 consulenze e 900 trattamenti erogati nel solo 2024. La sua presenza ha garantito all’evento una solidità scientifica fondamentale: il social freezing non deve essere raccontato come una promessa certa di maternità futura, né come una soluzione universale, ma come uno strumento medico che richiede informazione, valutazione personalizzata e counselling specialistico.
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Fertilità femminile: perché parlarne prima è importante
La fertilità femminile non è stabile nel tempo. Diminuisce progressivamente con l’età, spesso prima che compaiano segnali visibili come irregolarità mestruali o altri cambiamenti percepibili. L’Istituto Superiore di Sanità sottolinea che il declino è correlato all’età e può iniziare ben prima della menopausa — in molti casi già intorno ai 32-35 anni, accelerando sensibilmente dopo i 37.
Eppure nella maggior parte dei casi nessuno ne parla. Non durante le visite ginecologiche di routine, non a scuola, non nei contesti lavorativi. Le donne scoprono l’esistenza della riserva ovarica, del test AMH o del declino ovocitario spesso solo quando si trovano già di fronte a una difficoltà concreta nel concepire — o quando una diagnosi le costringe a interrogarsi in fretta sulle proprie possibilità riproduttive.
Questo ritardo informativo ha un costo reale. Non solo medico, ma emotivo e decisionale. Molte donne, se avessero avuto accesso prima a informazioni chiare sulla propria fertilità, avrebbero potuto scegliere diversamente — non necessariamente anticipando la maternità, ma valutando con più consapevolezza opzioni come la preservazione ovocitaria o semplicemente monitorando nel tempo la propria salute riproduttiva.
Parlare di fertilità prima che diventi un problema non significa creare ansia. Significa offrire strumenti. Conoscere concetti come riserva ovarica, qualità ovocitaria e finestra riproduttiva può aiutare le donne a orientarsi meglio — che quella conoscenza si traduca o meno in un percorso medico. Come ha ricordato la consigliera Eleonora Mosco, ogni donna dovrebbe poter accedere a informazioni chiare, aggiornate e comprensibili, senza sentirsi giudicata per le proprie scelte di vita, di studio, di lavoro o di maternità. La prevenzione, anche in questo ambito, è un diritto.
Libertà di scelta non significa pressione alla scelta
Uno dei rischi concreti quando il social freezing diventa un tema di dibattito pubblico — e ancor più quando inizia a entrare nei benefit aziendali o nelle conversazioni istituzionali — è che un’opportunità si trasformi in una nuova aspettativa sociale. Come se congelare gli ovociti diventasse qualcosa che le donne “dovrebbero” fare, un’assicurazione sulla vita riproduttiva che ogni donna responsabile dovrebbe sottoscrivere.
Questo è esattamente il messaggio che non vogliamo passare.
Informarsi non significa essere obbligate a congelare gli ovociti. Scegliere il social freezing non significa voler rimandare la maternità a tempo indefinito. E non sceglierlo non significa essere inconsapevoli o impreparate. Ogni donna ha una storia, un contesto, una priorità diversa — e tutte meritano rispetto, non giudizio.
Il punto centrale è un altro, e vale la pena ripeterlo con chiarezza: avere informazioni affidabili prima che il tempo biologico diventi un limite non previsto. La fertilità femminile ha una finestra temporale che non è infinita e non è uguale per tutte. C’è chi a 38 anni presenta ancora parametri rassicuranti e chi, già a 32, mostra segnali di ridotta riserva ovarica. Nessuna può saperlo senza fare una valutazione. Conoscere questa realtà non impone una decisione — al contrario, la rende più libera. Perché una scelta fatta con consapevolezza, anche quando è quella di non fare nulla, rimane una scelta vera.
MeggyCare: rendere la fertilità più comprensibile e accessibile
MeggyCare nasce proprio con questo obiettivo: aiutare le donne a orientarsi nel mondo della fertilità femminile, del social freezing e della prevenzione riproduttiva — con informazioni chiare, percorsi guidati e un linguaggio che non presuppone una laurea in medicina.
Perché uno dei problemi più sottovalutati in questo ambito non è la mancanza di conoscenza scientifica, ma la distanza tra quella conoscenza e le donne che potrebbero beneficiarne. Le informazioni esistono, gli specialisti esistono, gli strumenti diagnostici esistono — ma spesso restano confinati agli ambulatori, raggiungibili solo da chi sa già cosa cercare e ha il tempo e le risorse per farlo.
MeggyCare lavora per colmare questa distanza. Lo fa portando la conversazione sulla fertilità dentro i luoghi dove le donne già si trovano — le aziende, i luoghi di lavoro — attraverso eventi con specialisti, la possibilità di effettuare valutazione della fertilità e ricevere i risultati in tempi rapidi, e un accompagnamento informativo che non spinge verso nessuna decisione, ma offre gli strumenti per prenderne una consapevole.
L’evento di Padova rappresenta una di queste occasioni: uno spazio aperto, gratuito, accessibile, in cui donne di età e percorsi diversi hanno potuto ascoltare esperti, fare domande, confrontarsi — senza l’urgenza di un appuntamento medico e senza la pressione di dover decidere qualcosa. Perché la consapevolezza non nasce dalla paura. Nasce dall’accesso a informazioni corrette, date al momento giusto, nel posto giusto.
Quando valutare una consulenza sulla fertilità?
Una consulenza sulla fertilità può essere utile in molti momenti della vita — e non necessariamente quando si sta già cercando una gravidanza. Anzi, il valore maggiore di una valutazione precoce sta proprio nel fatto che avviene senza urgenza, senza ansia, senza decisioni da prendere subito.
Ci sono situazioni in cui è particolarmente indicato approfondire il tema. L’età è uno dei fattori principali: dopo i 30-32 anni, e ancor più dopo i 35, una valutazione della riserva ovarica offre un quadro prezioso sullo stato della propria fertilità. Ma l’età non è l’unico elemento. Una familiarità per menopausa precoce — una madre o una sorella che ha attraversato la menopausa prima dei 45 anni — può indicare una predisposizione genetica che vale la pena monitorare. Lo stesso vale per chi ha ricevuto una diagnosi di endometriosi, una patologia che può compromettere la riserva ovarica nel tempo. Anche chi ha subito interventi chirurgici alle ovaie, o sta affrontando terapie potenzialmente dannose per la fertilità — come certi trattamenti oncologici — ha tutto l’interesse a valutare per tempo le proprie opzioni.
Infine, c’è una categoria spesso trascurata: le donne che semplicemente non hanno ancora un progetto di maternità definito, ma vogliono capire “a che punto sono”. Non perché abbiano un problema, non perché stiano pianificando qualcosa, ma perché vogliono sapere. Questa curiosità informata è già un atto di cura verso se stesse.
Non si tratta di medicalizzare la vita delle donne, né di trasformare ogni fase del ciclo riproduttivo in un’occasione di ansia. Si tratta di offrire informazioni preventive in modo rispettoso, personalizzato e non giudicante — esattamente come si fa con qualsiasi altro aspetto della salute.
Informarsi oggi per scegliere meglio domani
L’evento “Social Freezing: la tua fertilità, le tue scelte” ha portato al centro del dibattito padovano — e più in generale veneto — un messaggio semplice ma necessario: la fertilità femminile merita di essere conosciuta prima, spiegata meglio e discussa senza tabù, senza moralismi e senza la fretta di chi aspetta una risposta definitiva.
Quello che si è costruito a Padova è un modello di conversazione pubblica sulla salute riproduttiva che vorremmo vedere replicato sempre di più: istituzioni che riconoscono il valore dell’informazione preventiva, professionisti sanitari che portano la competenza fuori dagli ambulatori, realtà innovative come MeggyCare che fanno da ponte tra la scienza e la vita quotidiana delle donne.
La presenza di Eleonora Mosco per la Regione del Veneto, di Margherita Cera per il Comune di Padova e della prof.ssa Alessandra Andrisani — tra le massime esperte di PMA e preservazione della fertilità del territorio — non è stata solo un riconoscimento simbolico. È stata la conferma che questo tema ha finalmente trovato interlocutori istituzionali e scientifici disposti a sostenerlo con autorevolezza.
Il lavoro, però, non finisce qui. Anzi, ricomincia ogni volta che una donna scopre per la prima volta cosa significa riserva ovarica, ogni volta che un’azienda decide di portare un evento MeggyCare tra le proprie dipendenti, ogni volta che una giovane professionista sceglie di fare il test AMH non perché abbia un problema, ma perché vuole sapere.
Perché ogni donna dovrebbe poter scegliere il proprio futuro riproduttivo con informazioni chiare, supporto competente e piena libertà. E noi siamo qui per rendere quella libertà un po’ più concreta, ogni giorno.
Domande frequenti
Il social freezing garantisce una gravidanza futura?
No. Il social freezing non garantisce una gravidanza futura. È uno strumento di preservazione della fertilità che può aumentare le possibilità di utilizzare in futuro ovociti congelati in un momento precedente della vita, ma l’esito dipende da età, numero di ovociti, qualità ovocitaria e condizioni individuali.
A che età è meglio informarsi sul social freezing?
È utile informarsi già tra i 25 e i 35 anni, soprattutto se non si ha un progetto immediato di maternità o se esistono fattori di rischio per la fertilità. La valutazione deve sempre essere personalizzata con uno specialista.
Che differenza c’è tra fertilità e riserva ovarica?
La fertilità indica la capacità di ottenere una gravidanza. La riserva ovarica descrive invece, in modo indiretto, la quantità di follicoli presenti nelle ovaie. È un parametro utile, ma non racconta da solo tutta la fertilità di una donna.
Il social freezing è indicato per tutte?
No. Non esiste una risposta uguale per tutte. Il social freezing va valutato attraverso una consulenza specialistica, considerando età, riserva ovarica, salute generale, aspettative personali e informazioni realistiche sulle possibilità future.
Perché MeggyCare parla di fertilità femminile?
MeggyCare vuole rendere la fertilità femminile un tema più accessibile, comprensibile e libero da tabù, aiutando le donne a orientarsi tra informazioni scientifiche, percorsi medici e scelte personali.


