Crioconservazione degli ovociti: la proposta di Di Lauro per renderla gratuita in Italia

Per la prima volta in modo concreto, il social freezing entra nell’agenda politica italiana. Non come tema di dibattito generico, ma con numeri ufficiali, una proposta di legge depositata e un governo che si dice disposto a intervenire. A portare la questione in Commissione Affari Sociali alla Camera è stata la deputata del Movimento 5 Stelle Carmen Di Lauro, con un’interrogazione che chiedeva dati aggiornati e disaggregati sulla crioconservazione degli ovociti in Italia. A rispondere, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Quello che è emerso fotografa una realtà in forte crescita, ancora priva di una cornice normativa adeguata.

La battaglia di Di Lauro non nasce da una posizione astratta. La deputata ha scelto di ricorrere al social freezing in prima persona, a 35 anni, dopo la fine di una relazione lunga. Una scelta che le ha permesso di constatare direttamente quanto il percorso possa essere complesso e poco accessibile, e che oggi motiva il suo impegno a portare la questione in Parlamento. “Un’esigenza che avverto profondamente, anche per la mia esperienza personale”, ha dichiarato. “Mi sono resa conto di quanto questo percorso sia difficile per qualunque donna decida di intraprenderlo, e proprio per questo sento la responsabilità di portare avanti questa battaglia.”

Una pratica in crescita, ma non ancora regolamentata

I dati del Registro Nazionale della Procreazione Medicalmente Assistita dell’Istituto Superiore di Sanità raccontano un fenomeno in rapida espansione. I centri che inviano volontariamente dati sul social freezing sono passati da 25 nel 2014 a 72 nel 2023. I cicli effettuati nello stesso periodo sono aumentati da 113 a 802, con una crescita che in dieci anni ha quasi decuplicato i numeri.

Nonostante questo, il social freezing in Italia opera ancora in un vuoto normativo quasi totale. La legge 40 del 2004, che regola la procreazione medicalmente assistita, non menziona la crioconservazione di ovociti per finalità non mediche. Il monitoraggio della pratica avviene su base volontaria da parte dei centri autorizzati, il che significa che i dati disponibili sono parziali e probabilmente sottostimati rispetto alla realtà effettiva.

Le recenti Linee Guida del 2024 riconoscono la preservazione della fertilità per ragioni mediche specifiche: cause oncologiche, genetiche, autoimmuni, endocrine, chirurgiche e patologie ematologiche. Per queste categorie, la crioconservazione è accessibile attraverso il sistema sanitario nazionale. Per tutte le altre, il costo è interamente a carico della paziente. E non sempre la copertura vale nemmeno per patologie come l’endometriosi, che pure compromette significativamente la riserva ovarica.

La prima piattaforma in Italia sul Social Freezing

Quanto costa oggi e cosa potrebbe cambiare

Il nodo economico è centrale. I costi del social freezing in Italia partono da tremila euro solo per la procedura di prelievo e crioconservazione, con punte che possono arrivare a settemila euro a seconda della clinica e dei servizi inclusi. A questo si aggiunge una spesa annuale per la conservazione degli ovociti. Cifre che escludono di fatto una parte significativa delle donne che potrebbero voler ricorrere a questa opzione.

Di Lauro ha depositato la proposta di legge A.C. 2287, che chiede di inserire la crioconservazione degli ovociti nei Livelli Essenziali di Assistenza, rendendola gratuita per le donne tra i 27 e i 35 anni, con possibilità di estensione in presenza di patologie che compromettano la capacità riproduttiva. Il testo riconosce esplicitamente il diritto di preservare la propria fertilità come diritto di prevenzione e autodeterminazione, e prevede una spesa iniziale di 10 milioni di euro, a cui si aggiungerebbero 2 milioni l’anno per campagne di informazione. La proposta è sostenuta anche dalla campagna “Congeliamo gli ovuli, non i diritti”, promossa dal collettivo “Stiamo Fresche”.

La motivazione non è solo sanitaria. “La crioconservazione è uno strumento aggiuntivo per il contrasto alla denatalità”, ha dichiarato Di Lauro. “Molte donne vorrebbero ricorrervi ma non possono permetterselo.” È un argomento che sposta il tema su un piano più ampio: non solo diritto alla salute riproduttiva, ma anche politica demografica. Il governo si è detto disponibile a considerare misure normative, riconoscendo che il fenomeno ha raggiunto dimensioni tali da richiedere una regolamentazione.

Puglia, Sicilia, Lazio: qualcosa si muove già a livello regionale

Mentre il dibattito parlamentare si apre, alcune regioni hanno già iniziato a muoversi in autonomia. In Puglia, da giugno 2025, le donne residenti tra i 27 e i 37 anni con ISEE fino a 30.000 euro possono ottenere un bonus una tantum fino a 3.000 euro per coprire le spese di crioconservazione. Non è una piena presa in carico da parte del sistema sanitario regionale, ma è una prima sperimentazione concreta di accesso agevolato. Anche in Sicilia il Movimento 5 Stelle ha presentato all’Assemblea Regionale un disegno di legge che va nella stessa direzione, con un contributo fino a 3.000 euro per le donne tra i 27 e i 40 anni residenti nell’isola da almeno un anno e con ISEE non superiore a 30.000 euro. Nel Lazio, invece, è in discussione una proposta regionale che punta a estendere l’accesso gratuito alla crioconservazione, oggi garantita solo alle donne under 40 con diagnosi oncologica, anche ad altre patologie come endometriosi e menopausa precoce.

Sono segnali ancora parziali e disomogenei, ma raccontano che la domanda esiste, è reale, e che in assenza di una legge nazionale qualcuno ha deciso di non aspettare.

Cosa fanno gli altri paesi e dove stiamo andando

L’Italia non parte da zero: ha esempi europei consolidati a cui guardare. La Francia ha reso gratuito il social freezing nelle strutture pubbliche per le donne tra i 29 e i 37 anni ormai da quattro anni. Nei primi mesi dall’entrata in vigore della legge, circa 3.000 donne hanno presentato richiesta, a conferma di una domanda latente che si è espressa subito appena rimossi gli ostacoli economici. La Spagna mantiene un sistema prevalentemente privato, ma con costi notevolmente inferiori a quelli italiani, ed è da tempo una delle principali destinazioni del turismo riproduttivo europeo.

Il passaggio in commissione alla Camera non produce ancora una legge. Ma produce qualcosa di importante: un segnale istituzionale che il tema non può più essere ignorato. Di Lauro ha auspicato un confronto trasversale tra le forze politiche, suggerendo che la questione possa trovare consenso al di là delle appartenenze partitiche.

È un cambiamento di prospettiva rilevante. Il social freezing non è uno strumento che risolve i problemi strutturali che spingono le donne a rimandare la maternità: precarietà lavorativa, costo della vita, carenza di servizi di cura, squilibrio nei carichi familiari. Ma offrire alle donne la possibilità di preservare la propria fertilità senza che il fattore economico diventi un ostacolo significa riconoscere una parte di autonomia in più, in un Paese che continua a chiedere di scegliere tra carriera e maternità. Non è ancora una risposta. Ma è la domanda giusta, posta nel posto giusto.

Una conversazione che non può più aspettare

Il dibattito parlamentare sulla crioconservazione degli ovociti arriva in un momento in cui l’Italia registra un nuovo minimo storico di nascite e un tasso di fecondità fermo a 1,18 figli per donna. In questo contesto, discutere di social freezing significa anche interrogarsi su cosa significhi davvero sostenere la libertà delle donne di scegliere, e non solo a parole.

Perché il punto non è convincere nessuna a congelare i propri ovociti. È garantire che chi vuole farlo possa farlo, indipendentemente dal proprio conto in banca. È fare in modo che le informazioni arrivino prima, che le donne possano conoscere la propria riserva ovarica a 25 anni e non scoprirne l’esistenza a 38. È riconoscere che la fertilità è parte della salute, e che la salute non dovrebbe essere un privilegio.

L’iter parlamentare sarà lungo. Le resistenze culturali, anche più lunghe. Ma che la conversazione sia arrivata fin qui, con dati, proposte concrete e voci che parlano anche dalla propria esperienza personale, è già qualcosa di diverso rispetto a qualche anno fa. E i cambiamenti, quasi sempre, iniziano così.

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