Il social freezing sta entrando sempre più spesso nel dibattito pubblico. Non se ne parla più soltanto negli studi medici e nei centri di procreazione medicalmente assistita, ma anche in televisione, nelle aziende e nelle istituzioni.
Un segnale di questo cambiamento è arrivato dalla puntata di Live PMA trasmessa su Telecittà giovedì 18 giugno 2026, dedicata a una domanda tanto semplice quanto complessa: “Social freezing: diritto, necessità o mercato?”
Alla trasmissione, condotta da Erica Bortolato, ha partecipato Lara Ranzato, Co-Founder e Business Lead di MeggyCare, insieme a Margherita Cera, assessora all’Innovazione del Comune di Padova, e al dottor Francesco Tomei, ginecologo esperto in PMA, intervenuto in collegamento.
La presenza, nello stesso confronto, di voci provenienti dal mondo della medicina, delle istituzioni e dell’innovazione mostra quanto la preservazione della fertilità abbia ormai superato i confini della sola dimensione clinica.
Parlare di social freezing significa parlare anche di libertà di scelta, accessibilità economica, tempi della maternità, welfare, lavoro e responsabilità collettive.
Che cos’è il social freezing
Con l’espressione social freezing si indica generalmente la crioconservazione programmata degli ovociti, effettuata in assenza di un’immediata indicazione medica con l’obiettivo di preservare una possibilità riproduttiva per il futuro.
Il percorso prevede normalmente:
- una valutazione ginecologica iniziale;
- alcuni esami per conoscere la riserva ovarica e le condizioni di salute;
- una stimolazione ovarica controllata;
- il monitoraggio della risposta attraverso ecografie ed esami;
- il prelievo degli ovociti;
- la crioconservazione degli ovociti maturi.
Gli ovociti raccolti vengono congelati e conservati per un eventuale utilizzo futuro nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita.
Le linee guida della European Society of Human Reproduction and Embryology considerano la crioconservazione ovocitaria una delle opzioni disponibili per la preservazione della fertilità e sottolineano l’importanza di offrire informazioni, supporto e una valutazione personalizzata prima del trattamento.
La prima piattaforma in Italia sul Social Freezing
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- Prezzi accessibili
Perché il social freezing sta diventando sempre più un tema pubblico
Il crescente interesse verso il congelamento degli ovociti non dipende soltanto dall’evoluzione delle tecniche di medicina riproduttiva.
Il social freezing si colloca all’interno di una trasformazione molto più ampia: per molte persone, il momento in cui si desidera avere un figlio non coincide con quello in cui esistono le condizioni personali, affettive ed economiche per farlo.
Dietro il rinvio della maternità possono esserci ragioni differenti:
- l’assenza di un partner con cui condividere un progetto familiare;
- la precarietà lavorativa o abitativa;
- la necessità di raggiungere una maggiore stabilità economica;
- responsabilità di cura verso altri familiari;
- un percorso di studio o professionale ancora in evoluzione;
- la sensazione di non essere ancora pronte;
- un progetto di vita che non si è definito nei tempi desiderati.
I dati demografici aiutano a comprendere il contesto. Secondo l’ISTAT, nel 2025 il numero medio di figli per donna in Italia è sceso a 1,14, mentre le nascite sono state circa 355.000. L’Italia continua inoltre a collocarsi tra i Paesi europei con la fecondità più bassa e con un’età elevata alla nascita del primo figlio.
Anche le intenzioni riproduttive risentono delle condizioni sociali. In un’indagine ISTAT riferita al 2024, tra le motivazioni indicate da chi non prevedeva di avere figli figuravano le difficoltà economiche, condizioni lavorative considerate inadeguate e la mancanza di un partner.
Il social freezing entra quindi nel dibattito non perché tutte le donne debbano prenderlo in considerazione, ma perché rende visibile la distanza tra tempi biologici e tempi della vita contemporanea.
Una scelta individuale dentro un problema collettivo
La crioconservazione degli ovociti viene spesso presentata come uno strumento di emancipazione: una tecnologia capace di offrire alle donne più tempo per decidere se e quando diventare madri.
Questa lettura contiene una parte di verità, ma non racconta l’intera realtà.
Il social freezing può ampliare le possibilità individuali, ma non elimina le condizioni che portano a posticipare la maternità. Non risolve la precarietà lavorativa, la mancanza di servizi per l’infanzia, la distribuzione ancora diseguale del lavoro di cura o la difficoltà di conciliare genitorialità e carriera.
La scelta di congelare gli ovociti può quindi essere personale, mentre molte delle ragioni che la rendono rilevante sono sociali.
Il rischio è che una soluzione tecnologica venga utilizzata per affidare esclusivamente alla singola donna la gestione di un problema collettivo. La possibilità di preservare la fertilità dovrebbe affiancarsi, non sostituirsi, a politiche capaci di rendere concretamente più sostenibile la genitorialità.
Social freezing: un diritto?
La domanda posta da Live PMA permette di osservare il tema da tre prospettive differenti.
La prima riguarda il diritto.
Non esiste un obbligo a preservare la propria fertilità, così come non esiste un unico percorso riproduttivo valido per tutte. Esiste però il diritto di ricevere informazioni corrette e comprensibili sul funzionamento della fertilità, sui suoi cambiamenti nel tempo e sulle possibilità offerte dalla medicina.
Una scelta può essere realmente libera soltanto quando è:
- basata su informazioni scientificamente corrette;
- volontaria e priva di pressioni;
- coerente con i desideri della persona;
- accompagnata da un counselling medico individuale;
- fondata su aspettative realistiche.
L’American Society for Reproductive Medicine considera la crioconservazione ovocitaria programmata una procedura eticamente ammissibile, ma raccomanda che chi la valuta venga informato chiaramente sulle incertezze relative all’efficacia e agli esiti futuri.
Il diritto da tutelare, quindi, non è soltanto quello di accedere a una tecnologia. È anche il diritto di comprendere che cosa può offrire e quali risultati non può garantire.
Social freezing: una necessità?
Il social freezing non è una necessità universale e non dovrebbe essere comunicato come una scelta obbligata per tutte le donne che non hanno ancora avuto figli.
Per alcune persone, tuttavia, può rispondere a un bisogno concreto.
Una donna potrebbe desiderare una famiglia, ma non trovarsi ancora nelle condizioni per costruirla. Potrebbe volersi concedere più tempo per decidere oppure potrebbe semplicemente sentire il bisogno di conoscere le opzioni disponibili.
In questi casi, la crioconservazione può rappresentare una possibilità da valutare con consapevolezza.
La decisione non dovrebbe dipendere soltanto da un dato anagrafico o dal risultato di un singolo esame. Età, storia clinica, riserva ovarica, obiettivi personali, aspettative e sostenibilità del percorso devono essere considerati insieme a uno specialista.
Informarsi non significa necessariamente iniziare il trattamento. Significa acquisire gli strumenti necessari per decidere.
Social freezing: un mercato?
La terza prospettiva riguarda il mercato.
La crioconservazione degli ovociti è un percorso sanitario che comporta prestazioni mediche, farmaci, tecnologie di laboratorio, conservazione e costi. La sua crescente diffusione genera inevitabilmente un’offerta commerciale.
Il punto non è negare questa dimensione, ma interrogarsi su come venga comunicata.
Quando si parla di fertilità, il confine tra informazione e promozione deve essere particolarmente chiaro. Il desiderio di maternità e il timore di non riuscire a realizzarlo non dovrebbero essere utilizzati per creare urgenza o alimentare aspettative irrealistiche.
Una comunicazione responsabile dovrebbe chiarire che:
- congelare gli ovociti non equivale a congelare la fertilità nel suo complesso;
- il trattamento non garantisce una futura gravidanza;
- non tutti gli ovociti raccolti saranno necessariamente maturi o utilizzabili;
- non tutti gli ovociti sopravvivono allo scongelamento;
- non tutti gli ovociti fecondati danno origine a un embrione;
- non tutti gli embrioni conducono a una gravidanza o a una nascita.
L’età al momento del congelamento e il numero di ovociti conservati sono tra i fattori associati alle possibilità future di successo, ma non consentono di formulare garanzie individuali.
Il social freezing dovrebbe quindi essere presentato come una possibilità, non come una polizza assicurativa sulla maternità.
Il social freezing non ferma il tempo biologico
Una delle espressioni più utilizzate per descrivere il congelamento degli ovociti è “fermare il tempo”. È una formula immediata, ma può risultare fuorviante.
La crioconservazione permette di conservare gli ovociti raccolti nelle condizioni biologiche legate all’età della donna al momento del prelievo. Non ferma però l’invecchiamento dell’organismo e non elimina gli altri fattori che possono influenzare una gravidanza futura.
Con il passare degli anni possono cambiare:
- la salute generale;
- le condizioni dell’utero;
- la presenza di patologie;
- i rischi ostetrici;
- la possibilità clinica di affrontare una gravidanza.
Per questo il percorso deve essere accompagnato da una spiegazione equilibrata dei possibili benefici, dei limiti e degli scenari futuri.
Parlare in modo trasparente non significa scoraggiare. Significa permettere una scelta più solida.
Libertà di scelta: ma a quale prezzo?
Definire il social freezing uno strumento di libertà porta inevitabilmente a chiedersi chi possa concretamente accedervi.
Il percorso può comportare costi legati alla valutazione iniziale, ai farmaci, alla stimolazione ovarica, al prelievo, alla vitrificazione e alla conservazione nel tempo. In alcuni casi può essere necessario ripetere la stimolazione per ottenere un numero di ovociti ritenuto adeguato rispetto agli obiettivi individuali.
Quando l’accesso dipende prevalentemente dalla capacità economica, una nuova opportunità rischia di diventare anche un nuovo fattore di disuguaglianza.
Il dibattito dovrebbe quindi includere domande precise:
- quali informazioni sulla fertilità dovrebbero essere accessibili a tutte?
- quale ruolo possono avere le istituzioni?
- come garantire trasparenza sui costi complessivi?
- come evitare che l’accesso dipenda soltanto dal reddito?
- quali forme di sostegno possono essere realmente inclusive?
La presenza di una rappresentante istituzionale nella puntata di Live PMA ha contribuito a collocare il social freezing anche all’interno di questa riflessione: la preservazione della fertilità non riguarda unicamente le decisioni private, ma interpella le politiche pubbliche e il modo in cui una comunità sostiene i progetti familiari.
Il contributo di MeggyCare al dibattito
La partecipazione di Lara Ranzato a Live PMA si inserisce nel lavoro di sensibilizzazione che MeggyCare porta avanti sulla fertilità e sulla preservazione riproduttiva.
Il punto di partenza è semplice: molte donne iniziano a informarsi sulla propria fertilità soltanto quando il desiderio di maternità diventa urgente o quando incontrano una difficoltà.
Promuovere una maggiore consapevolezza significa invece anticipare la conversazione.
Non per convincere tutte a congelare gli ovociti, ma per aiutare ciascuna persona a:
- comprendere come cambia la fertilità nel tempo;
- distinguere informazioni scientifiche e messaggi promozionali;
- conoscere le opzioni disponibili;
- formulare domande più consapevoli;
- confrontarsi con professionisti qualificati;
- prendere una decisione coerente con il proprio progetto di vita.
La presenza di MeggyCare in una trasmissione dedicata alla PMA rappresenta quindi qualcosa di più di un’occasione di visibilità. È parte di una conversazione che sta diventando sempre più necessaria: quella sul diritto delle donne a conoscere il proprio corpo e a partecipare consapevolmente alle decisioni sulla salute riproduttiva.
Conclusione
La puntata di Live PMA è un ulteriore segnale del cambiamento in corso.
Il social freezing sta diventando un argomento televisivo, istituzionale e sociale perché tocca alcune delle questioni più importanti del nostro tempo: la denatalità, il rinvio della maternità, le disuguaglianze di genere, il lavoro e l’accesso alle opportunità offerte dalla medicina.
Più attenzione, però, non significa automaticamente migliore informazione.
La sfida è costruire una conversazione che non generi paura, che non prometta risultati impossibili e che non presenti la crioconservazione come una soluzione adatta a tutte.
Il social freezing non è soltanto un diritto, una necessità o un mercato. Può assumere significati differenti a seconda della storia, delle condizioni e dei desideri di ogni persona.
È uno strumento da conoscere, valutare e inserire in una riflessione più ampia sulla fertilità e sulla libertà di scelta.


