Negli ultimi anni il social freezing, ovvero il congelamento degli ovuli per motivi non medici, è diventato una scelta sempre più diffusa tra le donne che desiderano preservare la propria fertilità. Questo percorso consente di congelare gli ovociti in un momento della vita in cui sono più giovani e di utilizzarli in futuro, quando si desidera provare ad avere un figlio.
La fertilità femminile è infatti strettamente legata al tempo. Con l’avanzare dell’età, in particolare dopo i 35 anni, la quantità e la qualità degli ovociti diminuiscono progressivamente. Questo è un processo naturale e biologico che riguarda tutte le donne, ma che spesso non è sufficientemente conosciuto. Il social freezing nasce proprio per offrire una possibilità in più a chi desidera mantenere aperta l’opzione della maternità in futuro.
Molte donne scelgono questo percorso per ragioni personali o professionali. Alcune vogliono dedicarsi alla carriera o agli studi, altre non hanno ancora trovato il partner giusto o semplicemente non si sentono pronte per diventare madri nel presente. Il social freezing permette quindi di separare il momento biologico della fertilità da quello della maternità, offrendo maggiore libertà nella pianificazione della propria vita.
È importante sottolineare che il congelamento degli ovuli non rappresenta una garanzia assoluta di gravidanza futura. Tuttavia, preservare ovociti quando sono più giovani può aumentare le probabilità di successo delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Per questo motivo, sempre più donne scelgono di informarsi e valutare questa possibilità con il supporto di specialisti della fertilità.
Gli step del Social Freezing: il percorso completo
Il percorso di congelamento degli ovuli è strutturato in una serie di fasi ben definite, progettate per garantire sicurezza, efficacia e personalizzazione del trattamento. Comprendere questi passaggi aiuta a affrontare il processo con maggiore serenità e consapevolezza.
Il social freezing non è un intervento improvvisato, ma un percorso medico guidato da specialisti della medicina della riproduzione. Ogni fase è pensata per valutare la fertilità della paziente, stimolare la produzione di ovociti maturi e conservarli in modo sicuro tramite tecnologie avanzate di crioconservazione.
Generalmente il processo si sviluppa nell’arco di circa due o tre settimane, anche se la tempistica può variare leggermente da persona a persona. Durante questo periodo la paziente è seguita da un team medico che monitora attentamente la risposta dell’organismo ai farmaci e l’evoluzione del ciclo ovarico.
Il percorso inizia con una valutazione approfondita della fertilità, che consente di comprendere la riserva ovarica e definire il piano terapeutico più adatto. Successivamente si procede con la stimolazione ovarica, una fase in cui vengono utilizzati farmaci ormonali per favorire la maturazione di più ovociti nello stesso ciclo. Una volta pronti, gli ovociti vengono prelevati tramite una procedura chiamata pick-up ovocitario e successivamente congelati con la tecnica della vitrificazione.
Ogni step è fondamentale per il buon esito del processo. Conoscere nel dettaglio queste fasi permette alle donne di avere aspettative realistiche e di affrontare il percorso con maggiore tranquillità. Nei paragrafi seguenti vedremo nel dettaglio ciascuno degli step del social freezing.
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1. Valutazione della fertilità
Il primo passo nel percorso di social freezing è la valutazione della fertilità, una fase fondamentale per comprendere la situazione riproduttiva della donna e pianificare il trattamento nel modo più efficace possibile.
Durante questa fase vengono eseguiti alcuni esami diagnostici che permettono ai medici di valutare la cosiddetta riserva ovarica, ovvero la quantità e la qualità degli ovociti presenti nelle ovaie. Tra gli esami più comuni ci sono le analisi ormonali del sangue, che includono parametri come AMH (ormone antimulleriano), FSH, LH ed estradiolo. Questi valori forniscono indicazioni importanti sulla funzionalità ovarica e sul potenziale riproduttivo.
A queste analisi si aggiunge solitamente un’ecografia transvaginale, che consente di osservare direttamente le ovaie e contare i follicoli antrali, piccole strutture che contengono gli ovociti in fase iniziale di sviluppo. Il numero di follicoli visibili rappresenta un indicatore utile per stimare la risposta alla stimolazione ovarica.
Questa fase non serve solo a valutare la fattibilità del social freezing, ma anche a definire un piano personalizzato. Ogni donna ha infatti una situazione diversa, legata a fattori come età, storia clinica e caratteristiche ormonali. In base ai risultati degli esami, lo specialista può stimare quanti ovociti potrebbero essere ottenuti e se potrebbe essere utile effettuare uno o più cicli di stimolazione.
La valutazione della fertilità rappresenta quindi un momento chiave del percorso. Non solo aiuta a prendere decisioni informate, ma permette anche alle donne di acquisire maggiore consapevolezza della propria salute riproduttiva.
2. Esami pre-trattamento
Prima di iniziare il percorso di social freezing (crioconservazione degli ovuli) è prevista una fase di esami pre-trattamento, necessaria per assicurarsi che tutto sia pronto prima dell’avvio della stimolazione ovarica. Questa fase permette ai medici di verificare le condizioni di salute della donna e di garantire che il trattamento possa essere eseguito in modo sicuro.
Nel percorso accompagnato da MeggyCare, è importante distinguere tra due momenti diversi. Nella prima fase, chiamata valutazione della fertilità, vengono effettuati gli esami specifici per capire lo stato della fertilità della donna. In questa fase rientrano principalmente gli esami ormonali del sangue (come AMH, FSH, LH ed estradiolo) e l’ecografia ginecologica, che servono a stimare la riserva ovarica e a valutare il funzionamento delle ovaie. Questa valutazione iniziale permette allo specialista di comprendere il potenziale riproduttivo della paziente e di stimare come potrebbe rispondere alla stimolazione ovarica.
Gli esami pre-trattamento, invece, rappresentano una fase successiva e comprendono gli accertamenti di salute generale richiesti prima di iniziare il trattamento vero e proprio. Tra questi rientrano generalmente gli esami infettivologici (come HIV, epatite B, epatite C e sifilide) e altri controlli clinici o analisi del sangue necessari per garantire la sicurezza della procedura e della conservazione degli ovociti nei laboratori di PMA. In alcuni casi possono essere richiesti ulteriori esami in base alla storia clinica della paziente o ai protocolli della clinica.
Separare queste due fasi è importante perché la valutazione della fertilità serve soprattutto a fornire informazioni e orientamento, aiutando la donna a capire il proprio potenziale riproduttivo e a decidere se intraprendere il percorso. Gli esami pre-trattamento, invece, vengono eseguiti quando si è già deciso di procedere con il social freezing e servono a preparare in modo sicuro l’inizio della stimolazione ovarica e del successivo prelievo degli ovociti.
3. Stimolazione ovarica
Una volta completate la valutazione della fertilità e gli esami pre-trattamento, il medico può definire il piano terapeutico personalizzato e programmare l’inizio della stimolazione ovarica, uno degli step centrali del percorso di social freezing.
Durante questa fase vengono somministrati farmaci ormonali che hanno l’obiettivo di stimolare le ovaie a produrre più ovociti maturi nello stesso ciclo mestruale, aumentando così le possibilità di recuperarne un numero adeguato per la crioconservazione. Il trattamento viene monitorato attraverso controlli periodici, come ecografie e analisi ormonali, che permettono allo specialista di seguire la risposta delle ovaie e di adattare la terapia se necessario.
In un ciclo naturale, infatti, il corpo femminile porta generalmente a maturazione un solo ovocita. Attraverso la stimolazione ovarica controllata è invece possibile favorire la crescita di più follicoli contemporaneamente, aumentando così il numero di ovociti disponibili per il congelamento.
La stimolazione avviene tramite la somministrazione di farmaci ormonali, solitamente sotto forma di piccole iniezioni sottocutanee che la paziente può effettuare autonomamente a casa. Il trattamento dura generalmente tra i 10 e i 12 giorni.
Nonostante possa sembrare impegnativa, la stimolazione ovarica è generalmente ben tollerata. Gli effetti collaterali più comuni sono lievi e temporanei, come una sensazione di gonfiore addominale o una maggiore sensibilità ovarica.
4. Monitoraggio Ecografico
Durante la fase di stimolazione vengono effettuati controlli regolari in clinica per monitorare la risposta ovarica al trattamento.
Questi controlli includono ecografie transvaginali e, in alcuni casi, esami del sangue per valutare i livelli ormonali. Grazie a questi monitoraggi lo specialista può osservare la crescita dei follicoli e, se necessario, adattare la terapia per ottenere la migliore risposta possibile.
Il monitoraggio è una parte fondamentale del percorso perché consente di individuare il momento più appropriato per il passo successivo, ovvero il prelievo degli ovociti, e contribuisce a ottimizzare il numero di ovociti che potranno essere raccolti e successivamente congelati.
5. Prelievo degli ovociti (pick-up ovocitario)
Quando i follicoli hanno raggiunto la maturazione adeguata, si procede con il prelievo degli ovociti, chiamato anche pick-up ovocitario. Questa è una procedura breve e minimamente invasiva che permette di recuperare gli ovociti maturi dalle ovaie.
Il pick-up viene eseguito in ambiente clinico da uno specialista in medicina della riproduzione. La procedura dura generalmente tra i 15 e i 20 minuti e avviene sotto sedazione leggera, in modo da garantire il massimo comfort alla paziente. Durante l’intervento viene utilizzata una sonda ecografica vaginale che guida un sottile ago attraverso il quale vengono aspirati i follicoli contenenti gli ovociti.
Una volta prelevato il liquido follicolare, gli embriologi presenti in laboratorio identificano e isolano gli ovociti maturi, che saranno successivamente sottoposti al processo di congelamento. Non tutti i follicoli contengono ovociti e non tutti gli ovociti sono maturi, motivo per cui il numero finale di ovociti congelabili può essere inferiore rispetto ai follicoli osservati durante la stimolazione.
Dopo la procedura la paziente rimane in osservazione per alcune ore e nella maggior parte dei casi può tornare a casa nello stesso giorno. È possibile avvertire lievi fastidi o crampi addominali nelle ore successive, ma generalmente il recupero è rapido e le normali attività possono essere riprese nel giro di uno o due giorni.
Il pick-up rappresenta uno dei momenti più importanti del percorso, perché consente di ottenere gli ovociti che verranno preservati per un possibile utilizzo futuro.
6. Vitrificazione e conservazione degli ovuli
Una volta recuperati, gli ovociti maturi vengono sottoposti alla vitrificazione, una tecnica avanzata di congelamento ultrarapido che consente di preservarne la struttura e la qualità.
La vitrificazione è oggi il metodo più utilizzato nella crioconservazione degli ovociti perché riduce al minimo la formazione di cristalli di ghiaccio all’interno delle cellule. Questo aspetto è fondamentale: i cristalli di ghiaccio potrebbero infatti danneggiare le strutture cellulari e compromettere la vitalità degli ovociti. Grazie al congelamento rapidissimo, invece, il liquido cellulare assume una consistenza simile al vetro, da cui deriva il termine “vitrificazione”.
Gli ovociti vengono poi conservati in speciali contenitori criogenici a una temperatura di circa -196°C, all’interno di azoto liquido. In queste condizioni il metabolismo cellulare si arresta completamente, permettendo agli ovociti di rimanere conservati per molti anni senza subire alterazioni significative.
Quando una donna decide di provare ad avere un figlio, gli ovociti congelati possono essere scongelati e utilizzati in un percorso di procreazione medicalmente assistita. Dopo lo scongelamento, gli ovociti vengono fecondati in laboratorio e l’embrione ottenuto può essere trasferito nell’utero.
È importante ricordare che il social freezing non garantisce con certezza una gravidanza futura. Tuttavia, congelare ovociti quando sono più giovani consente di preservarne il potenziale riproduttivo e può aumentare le probabilità di successo delle tecniche di fertilità.
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Il supporto di MeggyCare nel percorso di Social Freezing
Affrontare il tema della fertilità e delle scelte riproduttive può essere complesso. Spesso le donne si trovano di fronte a informazioni frammentarie o difficili da interpretare, e non sempre sanno a chi rivolgersi per ricevere un orientamento affidabile. È proprio in questo contesto che nasce il supporto di MeggyCare.
MeggyCare è una piattaforma digitale dedicata alla consapevolezza sulla fertilità e alla preservazione riproduttiva, con l’obiettivo di aiutare le donne a prendere decisioni informate sul proprio futuro riproduttivo. Il percorso di social freezing, infatti, non riguarda solo una procedura medica, ma anche un processo di informazione, valutazione e accompagnamento.
Il servizio è completamente gratuito per le donne: MeggyCare rappresenta un supporto aggiuntivo messo a disposizione dalle cliniche partner per le proprie pazienti, per rendere il percorso più semplice, chiaro e accompagnato. La piattaforma non è una clinica, ma un punto di riferimento che aiuta le donne a orientarsi e a entrare in contatto con centri di PMA selezionati.
Attraverso strumenti digitali, contenuti scientificamente accurati e momenti di orientamento iniziale, MeggyCare permette alle donne di:
comprendere meglio il funzionamento della propria fertilità;
valutare se e quando considerare il social freezing;
individuare la clinica più adatta alle proprie esigenze;
ricevere supporto organizzativo durante tutto il percorso, dalla prima valutazione fino alla crioconservazione degli ovociti.
Uno degli aspetti più importanti è proprio il supporto informativo e di accompagnamento. Comprendere cosa aspettarsi dal social freezing, quali sono le fasi del percorso, i tempi e i risultati realistici permette di affrontare questa scelta con maggiore serenità e consapevolezza.
Inoltre, MeggyCare promuove una cultura della fertility awareness, incoraggiando le donne a conoscere prima possibile il proprio potenziale riproduttivo. Informarsi oggi significa poter prendere decisioni più consapevoli domani, senza rinunciare alla libertà di costruire il proprio percorso personale e professionale.


